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CATEGORIA:NHB WORDS
04/03/2008
UNA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA-O QUASI-DELL’EFFICACIA DEL BJJ

Di Mario Puccioni

Mi sono fatto il sedere quadrato per apprendere il Brazilian Jiu-Jitsu in questi anni, affrontando mille perigli per diffonderlo a Firenze e in Italia.

Credo di aver già scritto un centinaio di articoli, e tradotti dozzine, per spiegare le ragioni dell’alta efficienza del Brazilian Jiu-Jitsu in combattimento.

Mi pare di aver sottolineato almeno un miliardino di volte che il combattimento totale è composto di tecniche di percussione e di grappling, e di averne motivato allo sfinimento il perché.

Ho delucidato i neofiti sull’essenziale importanza dell’agonismo, del randori quotidiano in palestra e della preparazione fisica di tipo agonistico.

Ho contribuito a dissipare i dubbi che sorgono sulla parentela del BJJ col Judo, il cosiddetto Ju Jutsu ‘tradizionale’ e altri stili basati sul corpo a corpo, nipponici o meno.

Mi sono prodigato per l’adozione anche da parte di altre AM/SdC di alcune metodiche tipiche del BJJ, in quanto molto produttive per codeste arti pur così diverse nei metodi e nei fini, e dimostrando sempre in prima persona il perché.

Sono stato ben criticato per aver del BJJ mostrato i naturali limiti e empasse tecniche, dal basso della mia modesta persona.

Ho dato mediaticamente il sangue su internet per far avere alle MMA il riconoscimento che meritano, e così ai suoi professionisti.

Insomma, qualcosina ho detto e fatto per la chiarezza sul BJJ e argomenti correlati, no? Ora però vorrei tornare alla fonte, ai Gracie e alla loro snobistica grandezza.
Mi riferisco alla prima e seconda generazione di questa famiglia, a Carlos ed Helio, fino a Carlson, al BJJ vecchia maniera.


Questi signori hanno permesso che il mondo venisse a contatto con una mentalità e tecnica marziale molto peculiare, emerse da una particolarissima serie di circostanze irripetibili.
Oggigiorno si è giunti alla totale demistificazione –potenziale almeno- delle arti marziali solo tramite le Mixed Martial Arts, cioè il metodo per la verifica sperimentale delle asserzioni in campo marziale, e lo dobbiamo solo ai Gracie, alla loro abilità e avidità di successo, senza le quali il vicolo cieco in cui erano finite le arti sarebbe ancora più
orbo.

Per capire la validità o meno di qualcosa si deve per forza testarla, e farlo in maniera ripetuta e analitica. Le MMA stanno alle AM come Galielo Galieli sta alla storia del pensiero scientifico. Dunque, con la diffusione di internet
i miti marziali si sono infranti e nonostante le ‘vecchie’ arti inefficaci siamo ancora tutte lì, la misura dell’efficacia in combattimento per fortuna non appartiene più alla cinematografia o ai racconti da spogliatoio.

La relazione è perciò questa: Gracie = nuova era delle AM/SdC, senza di loro e della loro arte nulla sarebbe stato uguale. Al di là della simpatia che si possa provare o meno per gli esponenti di questa famiglia brasiliana e per il BJJ in sé, i dati sono inoppugnabili.

Chi faccia un passo indietro con la storia si può domandare come facessero ‘sti Gracie a imporre così tanto la loro arte su esponenti pur fortissimi di stili efficaci, oggi anch’essi parte delle MMA. In fondo anche il sottoscritto sa benissimo come sia difficile aver a che fare con un forte pugile o wrestler, e l’ha detto tante di quelle volte..! Ebbene, bisogna considerare un assunto teorico del BJJ oggi un po’ sottovalutato: “Il 90% dei combattimenti finisce al suolo!”
Molti, incoraggiati anche dall’ottima “rimonta” degli striker
nei circuiti principali di MMA considerano questo teorema una semplice boutade propagandistica dei Gracie sulle sottomissioni etc. Il fatto è che questa asserzione va riformulata e meglio spiegata. Io direi:

Il 90% dei combattimenti vede uno dei contendenti arrendersi o andare KO una volta toccato il pavimento, per via di una spinta, colpo, caduta involontaria o proiezione”.

Quindi il BJJ osserva semplicemente che, eccetto quegli scontri in cui entrambi rimangono in piedi e si allontanano, tutti gli altri match finiscono come tempo a terra. Anche un KO su diretto dx vede il malcapitato andare ‘per le terre’, è superovvio.

Posto che nel caso di un’aggressione in strada il primo colpo
spetta all’attaccante, è stato statisticamente osservato che, complici tutti gli ostacoli del terreno, anche forti striker durante le risse vanno al suolo contro la loro volontà. Ad ancora maggior ragione una persona media, priva di strabilianti doti atletiche e di pugno fulminante, avrà moltissime possibilità di vedersi ruzzolato sul pavimento in una rissa.
Partendo da queste semplici statistiche, si capirà presto che per quanto ogni scontro inizi in piedi, la sua fase più delicata sarà dopo, al suolo. Concentrandosi su quell’aspetto i Gracie memori di Maeda poterono così specializzarsi in quella dimensione dello scontro che più di tutte consente di cogliere la vittoria, per via della sua maggiore rilevanza, che ciò piaccia o meno.

Io penso che Carlos Gracie, il vero fondatore del BJJ, si fosse reso conto dell’importanza assoluta della Forza di Gravità e si fosse anche messo a fare e osservare centinaia di risse. La mentalità e la tecnica che Maeda gli trasmise lui le portò al massimo grado di efficacia, le rinnovò e traghettò migliorate nel nuovo secolo.

Faccio notare una cosa IM POR TAN TIS SI MA. Il BJJ ha un arsenale piuttosto povero di proiezioni, prediligendo un mix di Judo-base e tuffi sulle gambe di stampo liberistico. In uno scontro MMA l’avversario avrà sempre e cmq la tecnica per difendere gli atterramenti, e se li aspetterà anche, ma in uno scontro da strada la prima opzione resta sempre la fuga, dunque a parte ciò i casi sono 2:
1) sono finito a terra comunque, per superiore abilità del nemico , spintone, errore etc.
2) l’avversario mi carica con i colpi

Nel secondo caso tutto avviene rapidissimamente, ed è l’avversario a scegliere il tempo, perché se ne abbiamo l’occasione fuggiamo e non stiamo a scambiare con lui. Al momento che l’aggressore ha scagliato un colpo possono avvenire solo 3 cose:
a) mi colpisce e vado al suolo, quindi sono al caso 2 di cui sopra
b) non mi colpisce per nulla e posso fuggire (rimane la 1a opzione sempre)
c) ho un millisecondo per scagliare un colpo di sbarramento o abbozzare una parata efficace.

La maggior parte delle AM sceglie di concentrasi su una improbabile reazione di striking dopo un colpo ricevuto, ma ciò –seppur interessante- è come abbiamo visto statisticamente poco utile in caso di scontro reale con avversario più potente e aggressivo.

La situazione C è quella in cui il nemico si sbilanciato in avanti, con un vero affondo deciso. A quel punto un praticante di BJJ sfrutta ampiamente la sua energia cinetica per colpire/parare e prenderlo alle gambe o in cintura-base e trascinarlo letteralmente al suolo. Qui sarà imperativo concentrarsi sulla gerarchia di posizionamento, già descritta 1000 volte. Ricordo che lottare al suolo è un’abilità strettamente tecnica perché usa stimoli e catene cinetiche del tutto diverse da quelli della stazione eretta, un praticante di BJJ sarà cioè mille volte avvantaggiato rispetto al suo non-edotto nemico (molto di più di qualunque striker in una rissa) e lo svantaggio in termini di massa muscolare e forza si sentirà assai meno.

Letto così il Teorema del 90% appare inattaccabile. Il BJJ è un’arte marziale efficientissima, provata in tutti i contesti di scontro reale, ed una delle poche che adotta una strategia davvero innovativa rispetto al panorma degli stili sul mercato. Ciò non toglie che abbia i suoi limiti e che questi debbano essere eventualmente superati rivolgendosi a quelle arti funzionali che si sono specializzate nelle altre fasi del combattimento, cioè in pratica facendo MMA: imparare le Magic Four in contesti specializzati, con coach e sparring partner specialisti per poi unire e trascendere tutte le modalità.

 

 

Postato da Redazione il 04/03/2008 in NHB WORDS - Commenti (2) - Scrivi commento
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