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CATEGORIA:NHB WORDS
21/09/2007
COME CREARE UN ATLETA DI MMA

Di Mario Puccioni

I lettori di articoli come questo sono perfettamente a conoscenza della fase immediatamente post-pioneristica che questo sport sta vivendo. Vale a dire che il recente boom in USA non ci deve far scordare che le MMA sono un fenomeno recente e, al di là di nicchie di mercato o fuori da Stati Uniti e Giappone, quasi sconosciute.

 

Come per ogni nuova scoperta da parte del mercato, anche qui si incontrano vicoli ciechi e rami secchi. Nell'affermarsi le MMA stanno appena delineandosi e una loro forma del tutto aquisita ancora non c'è. All'inizio (nov.1993) fu il classico “testa a testa”, ora è uno sport a sé stante ma ancora nella sua pubertà. Perchè si possa dire con certezza formale “Queste sono le MMA, le MMA sono così” ci vorrà ancora del tempo. Quanto? Be', finché non ci sarà su piazza la prima generazione di atleti nati esclusivamente in questo sport.

 

Sento rimbalazare nelle teste dei lettori la giustissima obiezione:

Oh grullo d'un Mario, e non tu c'hai sempre detto che le MMA e 'un sono uno sport singolo ma piuttosto un meta-sport, un'attività meta-modale che unisce le 4 “magic arts” (pugilato, muay thai, lotta olimpica e brazilian jiu-jitsu) più la su 'roba specifica in un tutt' uno? Oh icché ttu sei ..rimbischerito??”

 

Calma, calma.

Ancora ci sto con la testa, confermo tutto. Ciò nulla toglie a quanto ho asserito più sopra. Indovinello? No no, andiamo per ordine, abbiate pazienza.

 

Le MMA si sono identificate con un nome meta-modale già da subito. Sono Mixed Martial Arts per definizione, quindi non hanno un 'nome' suo proprio come Judo o Kung Fu o Tennis o Caccia al cinghiale. Ciò sta a significare che riassumono in sé qualunque modalità e in un certo senso le escludono tutte, ponendosi come combattimento tout court, come ciò che davvero succede mettendo davanti 2 uomini in maniera equilibrata per forze in campo. Un combattente professionista ed esperto di MMA non può venir ricompreso all'interno di nessun 'stile' in particolare, adotta quanto gli serve in una sua personalissima sintesi, dato sì che il contesto regolamentare minimale lascia libera espressione alla personalità del singolo lotattore. Dunque una metodica unica e uguale in tutte le palestre del mondo per le MMA non esisterà mai, è  nel DNA di questo sport.

Eppure eppure un 'modus' accertato di allenarsi nelle MMA esiste, mi direte giustamente voi. Sì ma nasce dalla fusione di attributi fisici tagliati su misura per il singolo, dico io. Atleti di singole modalità han scoperto le MMA e vi si dedicano, ma questa disciplina intermodale avrà sempre bisogno di “lavare i panni nell'Arno” delle singole 4 modalità.

 

In somma, le MMA non saranno mai separate dalle 4 componenti-base, e molto probabilmente non potranno mai avere un metodo nazionale o internazionale uguale per tutti gli atleti, perché un'attività così intrinsecamente legata all'Uomo quale esso è non potrà mai del tutto essere ingabbiata in un sistema unico e stringente.

Con il riemergere dell'antico Pankration nelle moderne MMA si chiude un ciclo vecchio di migliaia di anni, si ripropone come è ovvio la stessa inesausta esigenza di sapere chi è il più forte, lo stesso spettacolo più amato del Combattimento. Sapevate che il vincitore del Pankration era IL vincitore di TUTTA l'Olimpiade, colui che palesemente (per gli antichi) era il Migliore?

 

Dunque come si crea questo atleta intermodale?

A mio parere, e anche secondo gli antichi, il giovane deve venir avvicinato al combattere nella sua forma più spontanea che è il lottare. Afferrarsi, strattonarsi, abbracciarsi, sono gesti connaturati al bimbo e vanno incoraggiati nel contesto tecnico affinché la giovane personalità sviluppi la confidenza necessaria nel toccare l'altro, indispensabile per far maturare il virgulto e staccarlo dal bellissimo ma soffocante (e castrante) abbraccio materno. Sarà cura del sistema sportivo inserire i colpi (un allontanare) nell'adolescenza, quando la tendenza a fondersi nel gruppo di pari si fa più pressante.

 

La creazione di un atleta di MMA appare la più efficace quando si parta dal grappling e, sfruttando le grandissime abilità fisiche e caratteriali che queste modalità offrono, si perfeziona un atleta con l'aggiunta successiva dello striking.

Sulla scorta di quanto è stato osservato in Brasile, terra di aggrovigliatori senza pari, e in USA e Russia , paesi di Lotta Libera, posso azzardarmi a riproporre uno schema per lo sviluppo di un futuribile atleta di MMA, restando sempre inteso che di un'ipotesi di studio si tratta.

 

l  La base: grappling

Il primo approccio avviene col Brazilian Jiù-Jitsu. L'atleta ripercorre gli stadi dell'infanzia umana, si inzia cioè dalla posizione orizzontale.

Prime esperienze agonistiche in questa disciplina, relativamente sicura. Creazione di una struttura muscolare agile e di una mentalità combattiva, di grande sicurezza nel gestire una persona che ci vuole imporre la sua fisicità.

 

Nel mentre che l'atleta sviluppa il suo BJJ (con e senza kimono), si inserisce la Lotta Olimpica. Fucina di atletismo e di virile confronto, permette di affiancare un sempre più ampio registro tecnico nella lotta in piedi e un base sempre più stabile sulle gambe.Agonismo.

 

*** molte persone non avranno mai né l'aggressività necessaria né il tempo o la voglia di andare oltre, e potranno fermarsi al livello grappling con la massima soddisfazione e utilità***

 

l  Lo sviluppo: striking

Dopo circa 6 anni (ma sono cifre del tutto indicative, è ovvio) e mai prima dei 14-16 anni di età, l'atleta coscenzioso che raggiunge un gioco maturo nel BJJ (livello di cintura marrone almeno) e un potente lavoro nel clinch, si avvicina al Pugilato.

 

Passati 1-2 anni e i primi match, l'atleta completa il suo lavoro nella Muay Thai.Il suo fisico è tempratissimo, l'occhio già sviluppato e la mentalità agonistica matura, adesso il giovane può cimentarsi anche agonisitcamente nella disciplina con più impatto senza timori.

 

 

Postato da Redazione il 21/09/2007 in NHB WORDS | Nessun commento| - Scrivi commento
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