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Di Fabrizio Michelini
Con l’uscita del film Rocky Balboa, i mezzi di comunicazione hanno ripreso a parlare della boxe americana. Gli argomenti sono i soliti: la volgarità dell’ambiente, il presunto sfruttamento dei pugili da parte degli organizzatori e via dicendo. Il problema è che molti dei giornalisti che fanno queste considerazioni, non sono mai entrati in una palestra americana. Per capire come sia davvero l’ambiente pugilistico oltreoceano, abbiamo intervistato un giornalista che da sette anni si reca negli Stati Uniti per intervistare grandi campioni, manager ed organizzatori: Luca De Franco. Nato a Milano nel 1968, Luca ha iniziato scrivere di pugilato nel 1990 per “Boxe Ring”. Dall’ottobre 1999 al luglio 2003, è stato direttore responsabile di “Sphinx Magazine”. Nel marzo 2005, ha pubblicato il libro “La boxe americana: luci ed ombre” che sta avendo ora il maggior successo: il 15 dicembre scorso, figurava al settimo posto nella classifica dei 37 libri di pugilato più venduti compilata dal sito “Shop.it”.
Luca, quanto c’è di reale nel ritratto che i mezzi di comunicazione danno della boxe americana?
Molto poco. In primo luogo, nessuno viene sfruttato. Anzi, sono proprio i pugili a chiedere di combattere più spesso. Molti di loro, hanno una lunga serie di precedenti penali e non conoscono un altro modo per guadagnare soldi legalmente. Inoltre, i pugili hanno la certezza di essere pagati la cifra stabilita perché la legge impone all’organizzatore di stipulare un’assicurazione per la somma investita nella manifestazione; se non paga il promoter, paga l’assicurazione. Se l’organizzatore imbroglia, la Commissione Atletica di Stato gli ritira la licenza. Nemmeno il più importante organizzatore del mondo è riuscito a sottrarsi a queste regole: a Don King è stato proibito di organizzare in New Jersey. Per quanto riguarda la volgarità dell’ambiente, non è così esasperata come vediamo nei film di Rocky. Nelle palestre americane, trovi il manovale, il primario, l’avvocato, il divo del cinema… Sono tutti accomunati dalla passione per la boxe e dal modo in cui si allenano: duramente ed in silenzio. Nelle più famose palestre di New York, non è permesso andare in giro e parlare ad alta voce. Se due persone fanno casino, il proprietario dice loro: “Qui si viene per fare la boxe, non per disturbare gli altri. Questi sono i vostri soldi, sparite!” Nell’ambiente della boxe americana regna sovrana la specializzazione. Ognuno ha il massimo rispetto per il lavoro degli altri. I pugili non dicono ai giornalisti come si scrive un articolo, i giornalisti non dicono ai pugili come si combatte. E’ sul rispetto reciproco che si costruiscono i rapporti di lunga durata. Nel mio libro, spiego queste cose in maniera molto più dettagliata. Il capitolo 11 è dedicato alla Gleason’s Gym, la palestra che ha prodotto 125 campioni del mondo ed in cui hanno girato Toro Scatenato, Million Dollar Baby ed altri film di grande successo. Il capitolo 16, tratta dell’aspetto organizzativo. Il capitolo 18, del rapporto con le reti televisive.
Alcuni capitoli sono dedicati a campioni leggendari come Larry Holmes e Marvin Hagler, altri a pugili emergenti come Vinny Maddalone e Paul Malignaggi. Come mai?
Nel libro parlo solo dei pugili che ho conosciuto. Maddalone e Malignaggi sono due stars di prima grandezza a New York. Entrambi sono seguiti dalla stampa, dalle reti televisive e garantiscono una enorme affluenza di pubblico. Paul Malignaggi è considerato un futuro campione del mondo.
Secondo te, quale pugile sarà protagonista nel 2007?
Il campione mondiale dei supermedi WBO Joe Calzaghe. Avendo sempre combattuto in Europa, era sottovalutato dalla stampa americana. Nessuno pensava che avrebbe potuto finire in piedi contro lo statunitense Jeff Lacy. Invece, Calzaghe ha umiliato Lacy colpendolo a piacimento per tutte le dodici riprese e vincendo largamente ai punti. Quando ho intervistato Joe, mi ha detto che è stato il combattimento più facile della sua carriera. Il 7 aprile, al Millenium Stadium di Cardiff (Galles), Joe difenderà il titolo contro lo statunitense Peter Manfredo.
E fra i pesi massimi?
Il campione IBF Wladimir Klitschko è più esperto dei campioni delle altre sigle ed ha la potenza per metterli KO.
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